giovedì 25 agosto 2011

Un cigno nero che stenta a spiccare il volo

Sopra, la locandina del film
Una compagnia newyorkese di balletto sta allestendo una nuova versione de “Il Lago dei Cigni” di Câajkovskij e il regista Thomas Leroy (Vincent Cassel) decide di sostituire l’ormai decadente étoile Beth (Winona Ryder) con la giovane e ambiziosa Nina (Natalie Portman). Una giovane donna viene trasformata in un cigno bianco e solo il grande amore potrà spezzare l’incantesimo e farla tornare un essere umano, ma il malefico cigno nero decide di rubarle l’amore costringendola al suicidio. Il doppio ruolo dell’innocente e delicato cigno bianco e del perfido e seducente cigno nero porterà la fragile ballerina a uno scontro pericoloso con una nuova antagonista, la provocante e sfrontata Lily (Mila Kunis). La rivalità, la maniacale ricerca della perfezione e il morboso rapporto con la madre Erica (Barbara Hershey) guidano Nina in un percorso fisico e psicologico per conquistare il suo lato oscuro conducendola in un viaggio senza ritorno dove inquietudini, allucinazioni e autolesionismo la avvolgeranno facendo nascere in lei un’ambigua ossessione fino a spingerla al tragico epilogo. A soli due anni di distanza dall’uscita di The Wrestler, il visionario regista americano Darren Aronofsky in Black Swan, un thriller psicologico, affronta sfacciatamente il tema della dualità e della metamorfosi accompagnando la sensibilità dello spettatore nell’intimo di una donna che svela i lati più nascosti della sua psiche ai limiti della violenza. La pellicola è stata nominata a 5 premi Oscar, tra cui miglior film, anche se non è sicuramente tra i migliori della stagione. “Il Cigno Nero” è un film che si vorrebbe raffinato e ambizioso non solo per l’ambientazione nel mondo faticoso ed eccitante del balletto, ma per l’esplorazione nei meandri enigmatici della mente e le conseguenze dell’agire, peccato che il tutto risulti fin dall’inizio di una prevedibilità sconcertante, troppo lento, esageratamente morboso e non in grado di decollare, un concentrato di temi e figure già viste che riesce a inglobare fanta-horror, lesbo-chic e declinazioni orrorifiche banali tanto da sfociare nell’assurdo, accumulando solo luoghi comuni. Neppure la brava e anoressica per l’occasione Natalie Portaman riesce a salvare la storia, satura di ovvietà e talvolta ridicola. Da citare il piccolo cammeo di una irriconoscibile Winona Ryder trasandata e costantemente sull’orlo di una crisi di nervi. Grandi aspettative per l’elegante Cigno Nero… Tutte disattese. Perplessità e insoddisfazione rimangono i sentimenti predominanti che lasciano lo spettatore all'uscita dal cinema.

J.
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