martedì 24 gennaio 2012

Brazil, bizzarra metafora contro le dittature. Per chi riesce ancora a sognare...

Brazil è un film di fantascienza del 1985 ispirato in parte al romanzo “1984” di George Orwell e diretto dall’ex Monty Python Terry Gilliam. Ambientato in una società del futuro oppressa dal potere e dalla burocrazia, diversi gruppi terroristici seminano panico e distruzione per reagire al cinismo e alla follia dilagante ad opera di un regime crudele e inefficiente. In questo mondo da incubo Sam Lowry (Johnathan Pryce), un semplice impiegato addetto agli archivi del Ministero dell’informazione, sogna di volare libero con una misteriosa ragazza alata, lontano dalla tecnologia e da qualsiasi altro sistema di controllo. Sam riconoscerà nella camionista Jill Layton (Kim Greist) la protagonista dei suoi sogni, ma Jill è accusata di terrorismo e ritenuta un pericolo per la collettività. Inseguendo il loro sogno d’amore i due saranno braccati e perseguitati dai burocrati, mentre il mondo intorno sulle note della canzone Brazil, come anestetizzato, resterà indifferente anche di fronte alla violenza più bieca. Nell’impossibile lotta contro la dittatura incontreranno l’idraulico sovversivo Harry Tuttle (Robert De Niro) che si oppone al sistema riparando abusivamente nelle case le condutture della diffusione consumistica. Un capolavoro questo Brazil, angosciante e disincantato denuncia un sistema corrotto basato sulla manipolazione della mente, incapaci di pensieri propri gli esseri umani vedono la loro libertà ridotta all’osso, usa, consuma e muori… o vivi l’eterna giovinezza scolpita dai bisturi. Suggestivo e ironico Gilliam esplora la condizione assopita e condizionabile della mente in modo grottesco e geniale, l’antiutopia dell’immaginazione come un abile miraggio per plasmare gli uomini in modo unidimensionale. Nella disillusa metropoli dal sapore retrò i pochi che riescono ancora a sognare non hanno vita facile e sabotare il sistema sembra l’unica via d’uscita.
J.
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