Che Natale è senza il cine-panettone di turno o il consueto ciclone dell’“eterno Peter Pan” Leonardo Pieraccioni? Così, come tradizione vuole, il regista toscano torna sui grandi schermi con la commedia sentimentale “Finalmente la felicità”, favola dal sapore genuino fin troppo surreale e palesemente retorica. Pieraccioni si cala nei panni del pacifico Benedetto, professore di musica di Lucca, che all'improvviso scopre di avere una sorella brasiliana, adottata a distanza dalla madre, da poco scomparsa. La giovane divenuta una bellissima modella, ritorna in Italia per conoscere il fratello e da quel momento la vita di entrambi sarà rivoluzionata dall’incontro fortuito, dando vita a scenette e gag a non finire. Seppur simpatico e a tratti divertente, sono ben lontani i tempi delle allegre bischerate di provincia e degli incassi stratosferici de “I laureati” e “Il ciclone”, si ride, sì, ma manca quel senso di evasione e spensieratezza che il “vecchio” Leonardo sapeva elargire con generosità grazie alla sua personalissima comicità toscana. In “Finalmente la felicità” mancano le idee e i ritmi irresistibile delle pellicole più note, non bastano uno straordinario Rocco Papaleo, l’attore di teatro Andrea Buscemi, i bellissimi Thyago Alvez e Ariadna Romero e le comparsate di Shel Shapiro e Massimo Ceccherini, cast di grande potenzialità, ma gestito male, a salvare un film poco ispirato che sa di “già visto”.
J.
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