giovedì 5 gennaio 2012

Ottimo cast, pessimo film. Bravi gli attori, ma “Immortals” non convince

Siamo nel 1200 a.C., e il sanguinario Re cretese Iperione, con il suo feroce esercito dichiara guerra agli elleni e tenta di impossessarsi di un arco leggendario, forgiato da Marte, che gli permetterà di liberare i Titani, rinchiusi da secoli nel monte Tartaro dagli déi dell’Olimpo. Il suo obiettivo è la conquista di tutta l’umanità.
I villaggi cadono di fronte alla temibile e brutale legione che sparge sangue a frotte, ma quando sembra che nulla sia in grado di fermare il folle re, gli déi, non potendo prendere parte alla guerra umana, scelgono un uomo di nome Teseo per guidare l’umanità contro Iperione.Teseo, pronto per la missione, giura vendetta contro l’esercito che ha ucciso la madre davanti ai suoi occhi, affiancato dal ladro Stravos e da Fedra, Oracolo della Sibilla. L’oracolo, grazie alle sue inquietanti visioni sul futuro, rivelerà al giovane il suo ruolo fondamentale per il destino del mondo. Il regista indiano Tarsem Singh, che con il suo “The cell” aveva già dimostrato uno spiccato stile visivo e toni decisamente fuori dall’ordinario, nel film “Immortals”, omaggio alla classicità digitale, con un linguaggio a metà tra il videogame e il fumetto e dove la contaminazione del più famoso “300” è nettamente tangibile, lancia uno sguardo ultramoderno e talvolta persino “ridicolo” alla mitologia classica. Una pellicola che può vantare sicuramente delle sequenze d’azione accattivanti, dove il sangue sgorga a fiumi, ma nonostante il cast davvero di alto livello (ma spesso sottotono...), vedi Henry Cavil (volto del nuovo Superman), Freida Pinto, Stephen Dorff, Luke Evans nel ruolo di Zeus, Mickey Rourke e John Hurt, “Immortals” non convince. Non basta citare Socrate, insomma, per rendere intelligente un prodotto decisamente... poco gradevole e inutile.

J.
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