domenica 18 settembre 2011

Lanterna Verde: una storia consolidata..ma il remake proprio non funziona

Sopra, la locandina del film
Dai meandri più profondi dell’universo al cinema. Martin Campbell ha riportato sul grande schermo il film fantastico Lanterna Verde, super eroe dei fumetti, nato negli anni ‘40 dalla matita di Martin Nodell e Bill Finger per la famosa casa editrice DC Comics. Nella trasposizione cinematografica, tra le tante Lanterne comparse negli albi della Dc, Campbell sceglie come personaggio principale Hal Jordan, creato da John Broome nel ’59 come nuovo e ‘moderno’ paladino della galassia.
Il corpo delle Lanterne Verdi, elite di super potenti che vivono in un lontano universo chiamato Oa, hanno il compito di preservare la pace e la giustizia in tutto lo spazio intergalattico, indossando un anello verde, in grado di trasmettere dei poteri telepatici. Quando il cattivo Parallax (Peter Sarsgaard) minaccia di distruggere l'equilibrio nell'Universo, il destino del mondo intero sarà nelle mani del prescelto, il primo umano a far parte del Corpo, l’arrogante pilota Hal Jordan (Ryan Reynolds).
Hal dovrà imparare con determinazione e forza di volontà ad affrontare le proprie debolezze per gestire i suoi nuovi poteri e trovare il coraggio di sconfiggere il nemico per salvare l’umanità dal baratro della distruzione. Tra i tanti supereroi portati sullo schermo, Green Lantern non è sicuramente tra i più conosciuti, ma la trama è tra le più collaudate, un uomo ‘normale’ che inaspettatamente si trova investito di poteri infiniti e temendoli non sa come usarli, per poi arrivare alla presa coscienza della sua responsabilità, che lo spinge a porsi al servizio dell’umanità contro la minaccia di turno.
Uno dei limiti di questo prodotto sta nell'obbligo irrisorio di condensare, in un’ora e 45 minuti circa, un percorso di formazione che il protagonista dovrebbe necessariamente affrontare per sembrare credibile. La particolarità del soggetto originale non viene sfruttata e i sontuosi effetti digitali non bastano a valorizzare una pellicola priva di azione e spessore. La storia non si sviluppa con i dovuti ritmi e la struttura narrativa lenta e sconclusionata lascia spazio solo alla noia. Campbell confeziona un prodotto pessimo, portato solo ad esaltare il fascino del bel Reynolds.
J.
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