venerdì 13 gennaio 2012

«The Artist», ironico e gradevole omaggio alle pellicole mute degli anni ‘20

Una storia d’amore d’altri tempi, la magia dell’interpretazione e del silenzio attraverso gli occhi di un divo in decadenza; cosi Michel Hazanavicius celebra la sua passione per la cinematografia degli anni Venti con “The Artist”, un film muto in bianco e nero, rivelazione dell’anno 2011. Un’opera ambiziosa che ripropone tutti gli aspetti distintivi di un cinema espressionista del passato; il dialogo viene sostituito dalle immagini, dalla gestualità dei corpi e dalla mimica accentuata dei volti utilizzando una tecnica minimalista ed essenziale, dove il bianco e nero e una colonna sonora sinfonica segnano nettamente l’intensità dei sentimenti. Dalla scelta di utilizzare titoli di testa in stile e cartelli che riportano le battute più importanti del protagonista, al taglio dell’inquadratura, tutto è curato con estrema attenzione. Hazanavicius regala al pubblico una vicenda elegantemente raffinata, che poggia sull’intreccio di componenti classici della commedia e del dramma, giocando con garbata ironia senza scadere nella farsa. La storia è ambientata a Hollywood  nel 1927, George Valentin (Jean Dujardin, premiato con la Palma d’oro come miglior attore a Cannes) è un divo del cinema muto di grande successo, che lavora in coppia con il suo fedele cagnolino e si imbatte casualmente in una splendida ragazza Peppy Miller (Bérénice Bejo) alla quale offre una parte in un film interpretato da lui. Negli anni ’30 con l’avvento del sonoro la notorietà di Valentin sarà inesorabilmente destinata a raggiungere il viale del tramonto e mentre l’attore affronterà un depressivo declino artistico, la giovane diventerà la nuova stella del cinema “parlato”. La fama, l’incontrollabile orgoglio e il denaro ostacoleranno la loro storia d'amore. Una pellicola destinata a restare nei cuori questo “The Artist”, vivace e divertente analizza e compone attimi di autentica profondità interpretativa; sbalorditivo l’affiatamento dei protagonisti e ottima la regia. Un racconto eterno che supera le barriere del tempo e ci riporta in un’epoca cinematografica affascinante e mai dimenticata.

J.
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