sabato 28 gennaio 2012

Nel gelido inverno di Rickman danzano i sentimenti e la precarietà dell’esistenza

In un paese marittimo nel nord della Scozia è arrivato l’inverno e ha inesorabilmente avvolto ogni cosa in una fredda morsa di neve e ghiaccio. In questo gelido paesaggio si muove assopita la vita di Frances (Emma Thompson), una fotografa distrutta dalla scomparsa del marito e incapace di elaborare il lutto. Frances non esce mai di casa, evita qualsiasi contatto umano lasciando che sia il figlio sedicenne Alex (Gary Hollywood) a prendersi cura di entrambi. Un giorno a farle compagnia arriva l'anziana madre Elspeth (Phyllida Law), decisa a farla reagire una volta per tutte, superando incomprensioni e conflitti che da sempre condizionano il loro rapporto. L’Ospite d’Inverno è una poetica e fredda istantanea dove si intrecceranno tre storie, tre generazioni a confronto, tre modi di interpretare e raccontare la vita accomunate da un forte senso di solitudine e di sentimenti inesplosi. Tratto da una piece teatrale di Sharman Macdonald e diretto con maestria dall’attore Alan Rickman (Harry Potter, Ragione e Sentimento), The Winter Guest affronta con estremo garbo il tema dell’evoluzione nei rapporti interpersonali e la precarietà dell’esistenza. Nell’infinita distesa bianca, quasi a confondersi con il vento indugiano emozioni mai espresse, silenzio, sussurri, gesti e sguardi impenetrabili, dando vita a un gioco dal fascino irresistibile. Conquista l'ambientazione terribilmente gelida che avvolge il film, la fotografia e la splendida recitazione, perfetto il duetto Thompson-Law, madre e figlia anche nella vita reale. Assolutamente da vedere.

J.
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